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sabato 29 marzo 2014

L'amore ai tempi di WhatsApp


Le nuove tecnologie senza che ce ne rendessimo conto hanno modificato moltissimo le nostre vite, il nostro stile di vita. Ma c'è un'applicazione WhatsApp , il servizio di messaggistica gratuita, che sta modificando profondamente i nostri costumi e le nostre abitudini. Molto più che sempre in linea e sempre connessi, usare WhatsApp è come stare sempre assieme ai propri contatti, poterli sentire in ogni momento, in ogni situazione. E questo come per altri social network, modifica profondamente le relazioni interpersonali. Un 'ti amo' detto guardandosi negli occhi non è diverso da un 'ti amo' scritto sul display di un cellulare magari seguito da cuoricini....?
Cosa stiamo perdendo e cosa stiamo acquistando?

venerdì 7 dicembre 2012

La coppia scoppia 2

'Dopo tutto la definizione romantica dell'amore come vincolo che dura è decisamente fuori moda- resa obsoleta dal radicale sconvolgimento delle strutture di parentela su cui fondava e dalle quali traeva vigore e rilevanza'
Z. Bauman Amore liquido

mercoledì 30 novembre 2011

Vittima delle emozioni

"Mi fai davvero soffrire tanto", "mi spezzi il cuore"," Mi farai morire di dolore!". Tre ritornelli della medesima solfa: la nostra infelicità deriva dall'altro, i nostri sentimenti sono dettati dal comportamento altrui.In questo modo non possiamo farci nulla e siamo costretti a subire, cosa che, per definizione, rappresenta il vittimismo.
"Mi innervosisci!": ecco una frase così banale da non suscitare solitamente più alcuna reazione. Tuttavia, questa frase traduce l'idea che la mia emozione sia la conseguenza del comportamento dell'altro, il quale ne diventa quindi responsabile. E' per questo motivo che tutte le scuole di comunicazione raccomandano l'uso dei messaggi -io. "Mi innervosisco quando fai così".
"Mi costringi ad essere geloso", gioiellino della manipolazione: non solo chi si esprime così non si assume la responsabilità della propria gelosia, ma fa anche credere all'altro di essere costretto a reagire in questo modo.
Una vera vittima che quasi attira simpatia!
Questa serie di esempi illustra fino a che punto il vittimismo si intrufoli in maniera insidiosa nelle nostra vita quotidiana. In sintesi ogni volta che non mi assumo le mie responsabilità mi presento come una vittima. Così facendo, perdo il potere di azione che mi permetterebbe di cambiare le cose attorno a me. Divento impotente!"
(tratto da "Responsabile si, colpevole no!" di Yves-Alexandre Thalmann Ed . Il punto di incontro, pag. 47/48)
Perché la manipolazione nelle relazioni interpersonali passa sempre più spesso attraverso il vittimismo? Non è forse vero che non c'è carnefice dove non c'è chi è disposto ad esserne la vittima?
Dice un antico proverbio toscano che "Dove non è malizia non è peccato", ma perché questo bisogno di "colpa" a tutti i costi, spinge la manipolazione dei rapporti tra le persone a voler per forza vedere la malizia dove c'è solo l'ingenuità!
Un consiglio, riguardate ogni tanto "Forrest Gump"

martedì 29 novembre 2011

Complicità e Collusione.


La complicità ha in psicologia una accezione differente da quella giuridica, due fratelli possono essere complici in senso positivo, due rapinatori,no.
In alcuni ambiti la complicità è incoraggiata e vista come un aspetto positivo delle relazioni, nella psicologia della coppia si tende a dare molta importanza alla complicità che esiste tra i coniugi.
La collusione viceversa ha un connotato più negativo in quanto viene definita come una “intesa clandestina”, in psicologia come una cooperazione inconscia atta a raggiungere un certo risultato che può essere del tutto inconsapevole.
Quand’è che nella nostra vita siamo complici e quando collusi......?
E verso cosa dovremmo predisporci, verso la complicità o la collusione, ovvero cosa "salva" i nostri rapporti, la complicità o la collusione?

lunedì 28 novembre 2011

Affettività e comportamenti autodistruttivi


Un articolo su ‘La Lettura” del Corriere della sera di ieri 27 novembre, pone l’accento su quanto “in periodi di crisi come quello attuale aumenta la diffusione delle patologie di alienazione ludica”.
In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una escalation di giochi che a lungo andare diventano giochi d’azzardo, vedi i vari Gratta e Vinci o il Superenalotto che promette vincite milionarie. Nell’articolo si mettono ben in evidenza i correlati neurofisiologici del gioco d’azzardo compulsivo (GAP), con un anomala attivazione dell’amigdala ed una alterato equilibrio dei neurotrasmettitori, soprattutto della dopamina.
Ma il passaggio più interessante è quando l’autore (Sandro Modeo) parla delle possibilità terapeutiche :
 “...Un simile vincolo neurobiologico (che può aprire nuovi fronti terapeutici) non deve indurre ad atteggiamenti discriminatori (perchè in  molti soggetti la predisposizione è favorita da un deficit ambientale di istruzione ed educazione affettiva), nè assolutori perchè in troppi non si rendono conto di essere complici (oltre che vittime) di un “sistema” (auto)distruttivo.”
Il contesto affettivo, dunque, prima che socio-culturale dovrebbe farci riflettere su questi comportamenti. Ovvero quanto la carenza affettiva, la mancanza di coesione e di intimità nella coppia, nella famiglia, così come si sta strutturando nella nostra società, favoriscono comportamenti autodistruttivi.