In psicoterapia ed in generale nella nostra cultura contemporanea viene dato pochissimo spazio al Burn out.
Eppure siamo contornati da persone che probabilmente a loro insaputa soffrono di questa sindrome insidiosa, quanto pervasiva. Basta entrare in qualunque ufficio pubblico per trovarsi di fronte a persone abuliche, spente, prive di entusiasmo se non di vera e preparai voglia di lavorare.
Cosa è successo dentro a queste persone che magari avevano iniziato una occupazione un lavoro con tanto impegno. Si sono, come la traduzione letterale indica, bruciate dentro?
E siamo sicuri che non c'è la possibilità di ritrovare quella fiamma di entusiasmo di impegno e...soprattutto di soddisfazione?
La psicoterapia in questi casi può aiutare moltissimo e può essere quella fonte di rinascita a cui spesso in molti aneliamo!
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martedì 31 gennaio 2012
martedì 1 giugno 2010
Quando è necessario pensare al Burn out.....
Quando ho proposto un gruppo sul Burn out con personale sanitario, fondamentalmente medici di base, mi sono sentito spesso rispondere “...ma io non sono ammalato!“.
Bene, forse non è abbastanza chiaro che il Burn out non è “inizialmente“ una malattia, quanto piuttosto uno stato d‘animo, un modo con il quale si comincia a vivere il proprio lavoro e la propria esistenza. Certo, un atteggiamento protratto di questo genere può portare a stati di disagio che possono condurre a vere e proprie somatizzazioni...a malattie, insomma.
Ma non è meglio prevenire tutto questo? Non è meglio pensare al proprio lavoro a come lo si sta facendo, insomma ogni tanto per un medico non sarebbe il caso di fermarsi e fare il punto della situazione? Dove sono, dove mi trovo, perchè faccio così etc.....o forse troppo presi dalla nostra attività di assistere gli altri non abbiamo il tempo di “assistere noi stessi“?
Bene, forse non è abbastanza chiaro che il Burn out non è “inizialmente“ una malattia, quanto piuttosto uno stato d‘animo, un modo con il quale si comincia a vivere il proprio lavoro e la propria esistenza. Certo, un atteggiamento protratto di questo genere può portare a stati di disagio che possono condurre a vere e proprie somatizzazioni...a malattie, insomma.
Ma non è meglio prevenire tutto questo? Non è meglio pensare al proprio lavoro a come lo si sta facendo, insomma ogni tanto per un medico non sarebbe il caso di fermarsi e fare il punto della situazione? Dove sono, dove mi trovo, perchè faccio così etc.....o forse troppo presi dalla nostra attività di assistere gli altri non abbiamo il tempo di “assistere noi stessi“?
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lunedì 1 marzo 2010
Medici e Burn out
La sindrome del Burn out è probabilmente la più diffusa e sottovalutata sofferenza psichica.
Il Burn out è probabilmente sempre esistito ed una delle categorie professionali nella quale si è comiciato ad identificarla è quella dei sacerdoti. Successivamente si è cominciato a parlare di Burn out un pò per tutte le categorie professionali, facendola divenire una sorta di pandemia. In parte i limiti della sindrome si sono dilatati, dall‘altra non possiamo non tenere presente il particolare momento storico e sociale che stiamo vivendo.
Il Burn out è probabilmente sempre esistito ed una delle categorie professionali nella quale si è comiciato ad identificarla è quella dei sacerdoti. Successivamente si è cominciato a parlare di Burn out un pò per tutte le categorie professionali, facendola divenire una sorta di pandemia. In parte i limiti della sindrome si sono dilatati, dall‘altra non possiamo non tenere presente il particolare momento storico e sociale che stiamo vivendo.
Il lavoro è diventato profondamente diverso, abbiamo assistito in tutti i campi a cambiamenti che non eravamo preparati ad affrontare. Il Burn out classico è quello del medico, generalmente intorno ai cinquant‘anni, ma anche prima, che si sente, dopo diversi anni di professione, svuotato, depresso, poco motivato. All‘entusiasmo dei primi annni di professione si sostituisce la frustrazione di una routine spesso frustrante. All‘onnipotenza della medicina vissuta durante gli studi e nei primi anni di professione si sostituisce la delusione per una serie di fallimenti diagnostici e terapeutici inevitabili. Spesso alla fine in molte categorie di medici all‘idea onnipotente della guarigione, si sostituisce l‘idea dell‘accompagnamento alla morte dei presagi di malattia e della fine della vita che devono essere comunicati ai pazienti. Dal‘altra parte soprattutto i medici più disponibili, più empatici con le problematiche psicologiche del paziente sono quelli maggiormente assediati da richiesta continue di sostegno, che non sono più solo di carattere medico-terapeutico, ma che si trasformano nella richiesta di un sostegno psicologico. Ma spesso tale sostegno è richiesto proprio a quelle figure professionali che sono maggiormente “logorate“ dal quotidiano contatto con patologie che avvicinano alla morte o a gravi patologie che minano fortemente l‘identità del paziente. Il contatto continuo con questo tipo di realtà mette spesso in condizione gli operatori sanitari, i medici di andare incontro ad un gradiente di patologie che vanno da larvate forme di depressione sino ad un vero e proprio rifiuto del proprio lavoro. Basta pensare, per esempio, a chi lavora nel campo della oncologia pediatrica ed è a contatto quotidiano con bambini destinati a morire e a genitori destinati a perdere i propri figli. Oppure ai medici di base che sono in continuo contatto con pazienti anziani che inevitabilmente gli trasmettono l‘idea della deperibilità del corpo, della preoccupazione per la salute,della inevitabilità della morte. Ma gli esempi potrebbero essere moltissimi, per quanto riguarda i medici forse è importante dire questo: anche i medici possono stare male, e quando accade è importante prenderne atto e... fare qualcosa per se stessi, per le persone che amiamo e per i nostri stessi pazienti!
mercoledì 27 gennaio 2010
venerdì 22 gennaio 2010
Burn out, Mobbing, Stalking
Perché mettere assieme questi termini?
Forse perché il loro diffondersi, in questi ultimi anni, è il segno dei cambiamenti della nostra epoca.
La sindrome del Burn out, sebbene conosciuta da molti anni, sta conoscendo una sottovalutata diffusione. Se ne sta parlando in campo medico sempre più spesso, ma quanti operatori in settori tra i più disparati e diversi ne soffrono senza comprenderla, senza riuscire a dare un nome al proprio disagio psicologico?
Bè, un esempio per tutti: pensate agli accorpamenti delle banche in questi ultimi anni, agli slittamenti, slivellamenti di carriera ai quali molti dipendenti sono stati sottoposti rendendo magari inutili i sacrifici ed il lavoro degli anni precedenti. O ancora, alla Scuola, agli Ospedali, a tante Istituzioni piccole e grandi.
E il mobbing, allora? Quante differenze nel modo di intendere il lavoro e quanti valori sul lavoro sono cambiati, quante contrapposizioni nettissime tra lavoratori sono sorte…
Infine lo stalking, definizione più recente di un comportamento, per altro conosciuto, ma che trova la sua diffusione nella incapacità dei nostri tempi di tollerare e sopportare le frustrazioni…
E’ vero, stiamo cambiando paradigma, stiamo spostandoci nella post-modernità, ma quanti di noi sono pronti?
domenica 17 gennaio 2010
Articolo del Corriere della Sera sul Burn out dei Medici
Dati allarmanti sul «burnout» nei dottori e sulle possibili conseguenze per i pazienti. Molti arrivano ad ammettere il ricorso ad alcol e a droghe.
Il problema del burnout in campo medico è molto diffuso ma poco sentito: i medici curano, non si fanno curare! Non per nulla è esperienza comune che i medici sono i peggiori pazienti.
Ora, quella medica è una delle professioni più usuranti e stressanti, contatto continuo con la malattia, con la morte, richieste continue di rassicurazione da parte dei pazienti, orari e turni spesso massacranti ed una frustrazione di fondo per quella che è oggi la situazione delle strutture medice in Italia (fatte ovviamente le dovute eccezioni!). Ma quanto spazio viene dato al problema, quali spazi hanno i medici per esprimere i loro disagi, le loro difficoltà? Il medico è sempre più visto come una sorta di superman che non può sbagliare, avere dubbi. tentennamenti o altro.
Ma quanti sono i medici "bruciati" che non accettano di fermarsi, pensare, mettersi in discussione e trovare modi di svolgere la loro professione in maniera meno compulsiva, meno stressante e più soddisfacente per tutti?
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