C'è chi ama il Natale, chi lo vive come una festa religiosa, chi come una festa consumistica.
Fatto sta che il periodo di Natale è un momento di 'stacco' dell'anno, un momento in cui chi è solo è sempre più solo chi è in compagnia è ancora più pieno di amici e di cose da fare.
Aumentano le patologie psichiatriche, la depressione causata dalla solitudine, dalla nostalgia, dal sentirsi escluso dal grande circo del Natale. Aumenta pure l'euforia di chi deve fare festa a tutti i costi deve vivere 'per forza' momenti speciali,
Natali indimenticabili.
Nessuno ricorda che tutto sommato è solo una convenzione che colora di rosso alcuni giorni sul calendario.
Ma questo è anche un periodo che fa esplodere sofferenze silenti e patologie opportunamente occultate durante il resto dell'anno.
Allora cosa fare?
Mettersi in letargo sino al 7 gennaio, oppure cercare di assecondarela voglia di fare festa a tutti i costi?
Forse la cosa più importante è rimanere se stessi, Natale o non Natale, in fondo non cambia nulla.....
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lunedì 17 dicembre 2012
martedì 20 dicembre 2011
la Rabbia del Natale
Qualche giorno fa scrissi di quanto l'atmosfera del Natale potesse diventare triste e malinconica, di quanto potesse riaccendere attriti ed antichi dissapori.
Oggi, con l'approssimarsi del fatidico giorno non posso fare altro che notare come a quei sentimenti se ne stiano sostituendo altri, forse più forti, più sentiti, meno controllabili.
La rabbia per "il si deve fare per forza", certe tradizioni, certe abitudini anche se sono, con il tempo, diventate false, devono egualmente essere celebrate. Anche se la ruggine decennale dei rapporti familiari rende tutto più ruvido, più difficile, più ansiogeno "si deve fare", insomma quei giorni segnati in rosso dal calendario di dicembre devono essere passati in quel modo e non si può fare finta che non ci siano o che non rappresentino "qualcosa", oggi, più che mai, qualcosa di negativo, è difficile passare il Natale che si vorrebbe o il bel Natale delle fiabe...il Natale che ci spetta vivere è questo, non ci rimane che aspettare il 7 gennaio, e speriamo che arrivi presto!
Oggi, con l'approssimarsi del fatidico giorno non posso fare altro che notare come a quei sentimenti se ne stiano sostituendo altri, forse più forti, più sentiti, meno controllabili.
La rabbia per "il si deve fare per forza", certe tradizioni, certe abitudini anche se sono, con il tempo, diventate false, devono egualmente essere celebrate. Anche se la ruggine decennale dei rapporti familiari rende tutto più ruvido, più difficile, più ansiogeno "si deve fare", insomma quei giorni segnati in rosso dal calendario di dicembre devono essere passati in quel modo e non si può fare finta che non ci siano o che non rappresentino "qualcosa", oggi, più che mai, qualcosa di negativo, è difficile passare il Natale che si vorrebbe o il bel Natale delle fiabe...il Natale che ci spetta vivere è questo, non ci rimane che aspettare il 7 gennaio, e speriamo che arrivi presto!
giovedì 15 dicembre 2011
La depressione del Natale
Per chi non da a questa festa dei connotati strettamente religiosi il Natale, il periodo del Natale, è diventato per tutti un momento di malinconia, di tristezza, di problemi. Le famiglie che "devono" riunirsi proprio in quei giorni anche se sono divise durante il resto dell'anno, suoceri che devono sopportare nuore o generi che non sopportano proprio e viceversa.Per non parlare delle famiglie separate accanto alle quali coesistono nuove famiglie, figli di matrimoni diversi che non si sa bene con chi debbano passare questo "mitico" giorno, figli contesi, magari, o peggio ignorati. Insomma, un cataclisma delle emozioni, dei sentimenti, una cascata delle emozioni che spesso durante l'anno controlliamo con difficoltà.
Insomma Natale amplifica le nostre sofferenze,le nostre solitudini, i nostri problemi.
La nostra società consumistica, alla quale tutti cominciamo a guardare con sospetto, ha fatto del Natale l'apoteosi del consumismo, dell'eccesso, la religione con le sue lugubri liturgie non ci ha aiutato...ed oggi è così. Siamo al 14 dicembre, ma vorremmo essere tutti al 7 gennaio, ricominciare emendati dal Natale e contenti che ci vorranno ancora dodici mesi prima che tutto questo si ripeta.
Ma quello che ci accompagna è una sensazione diffusa di malinconia, di nostalgia, del Natale magico di quando eravamo bambini e credevamo in tutto un'altro mondo e non solo a Babbo Natale. Il suono degli zampognari è un suono triste che non ci dà più gioia. che fa rifletterci più sulle delusioni, sui fallimenti, che sulle gioie, sui successi, sui motivi per i quali essere contenti..d'altronde sembra che oggi, motivi per essere contenti, se non felici, come quando eravamo bambini, sembrano essercene davvero pochi!
Insomma Natale amplifica le nostre sofferenze,le nostre solitudini, i nostri problemi.
La nostra società consumistica, alla quale tutti cominciamo a guardare con sospetto, ha fatto del Natale l'apoteosi del consumismo, dell'eccesso, la religione con le sue lugubri liturgie non ci ha aiutato...ed oggi è così. Siamo al 14 dicembre, ma vorremmo essere tutti al 7 gennaio, ricominciare emendati dal Natale e contenti che ci vorranno ancora dodici mesi prima che tutto questo si ripeta.
Ma quello che ci accompagna è una sensazione diffusa di malinconia, di nostalgia, del Natale magico di quando eravamo bambini e credevamo in tutto un'altro mondo e non solo a Babbo Natale. Il suono degli zampognari è un suono triste che non ci dà più gioia. che fa rifletterci più sulle delusioni, sui fallimenti, che sulle gioie, sui successi, sui motivi per i quali essere contenti..d'altronde sembra che oggi, motivi per essere contenti, se non felici, come quando eravamo bambini, sembrano essercene davvero pochi!
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