Contatti diretti:

e-mail: marinogalzenati@me.com
Cellulare: 331-9616643

giovedì 28 gennaio 2010

La percezione della figura dello psichiatra

Dopo gli ultimi post sulla televisione e su chi parla in televisione di Salute mentale mi sono fatto una domanda: ma non è che la gente, il comune sentire delle persone abbia paura dello psichiatra?
Non è che la figura dello psichiatra è legata alle immagini da film nelle quali esistevano ancora letti di contenzione ed elettroshock?
Possibile che non sia percepita nel senso comune, nella cultura dei nostri tempi quella dello psichiatra come quella di un medico che cura un‘ampia gamma di sofferenze mentali che vanno da quelle più blande e facilmente curabili sino a quelle cosiddette maggiori ? Vedi i primi post sulle indicazioni terapeutiche.
Ma non è così per qualunque medico?
Un chirurgo può suturare una piccola ferita che, con il tempo verrà dimenticata, come effettuare un intervento a cuore aperto, ma non fa così paura come lo psichiatra...
Eppure, lo psichiatra proprio per i suoi strumenti, per la sua cultura, per i suoi studi dovrebbe essere quello più “vicino“ al paziente!

mercoledì 27 gennaio 2010

Anche gli chef soffrono di burn out

Ballarò e la Sanità

Ho seguito la puntata di Ballarò del 26-01-2010. Ad un certo punto tra i diversi temi affrontati si è parlato della sanità, dei suoi costi che ricadono sui bilanci delle regioni. Si è parlato anche del costo che oggi hanno le persone non auto-suffiicienti, quindi dell‘innalzamento dell‘età complessiva della società e dei costi che questo comporta e comporterà. Grande assente, da anni, oramai, nei discorsi dei politici: la salute mentale, la sua organizzazione, il suo sviluppo, una forma di rimozione collettiva, pronta ad attenuarsi momentaneamente al prossimo “fattaccio“ di cronaca nel quale sia coinvolto un ex paziente, un paziente in permesso etc, etc.
Possibile che della salute mentale debbano parlare solo i filosofi in TV per far vedere quanto sono colti e quanto sono bravi...ma i pazienti chi li cura?

martedì 26 gennaio 2010

Filosofi in TV

Mi è capitato di vedere un pezzetto di una trasmissione televisiva nella quale si parlava del ragazzo che durante un videogioco ha accoltellato il padre.
Trasmissione con ospiti famosi tra i quali un filosofo presenzialista, ovvero uno di quelli che c‘è sempre, ed è sempre pronto a fare diagnosi a dare spiegazioni, a fare cioè quello che non è: un medico, uno psichiatra. Perchè nel nostro paese i media contribuiscono a fare confusione a concedere ruoli, competenze, conoscenze a persone che non ne hanno. Forse perchè sono fotogenici?
Ma se io spettatore ho un problema, da chi devo andare, dal filosofo o dallo psichiatra, psicoterapeuta,psicologo che dir si voglia.....?
Perchè questa confusione culturale, perchè siamo arrivati a questo?

L’informazione giusta.

Ho girato per alcuni giorni tra i siti che in rete si occupano di problematiche legate alla psicologia, alla psichiatria, alla psicoterapia. Sono rimasto impressionato dal loro enorme numero così come sono rimasto impressionato dal fatto che si alternano siti altamente qualificati a siti che sconfinano con  strane filosofie spiritualistiche, cartomanzia, oroscopi e simili.
A questo punto la riflessione si sposta sulla qualità, sull’accesso e sulla selezione dell’informazione.
E’ vero quel che si dice: l’informazione è oggi disponibile con pochi click, su qualsiasi argomento ed a qualsiasi livello, il problema è quello della selezione dell’informazione giusta.
Sono disponibili in rete informazioni su farmaci, patologie e terapie ed immagino quanto tutto questo possa confondere i pazienti. Il problema è quello di trovare, pescare in rete quello che veramente ci serve è utile e funzionale. Il cambiamento è davvero grande, sino a qualche anno fa i pazienti accettavano acriticamente (forse troppo) le parole, le prescrizioni del medico, dello specialista, con la sterminata sovrabbondanza delle informazioni disponibili oggi in rete è come se questa figura fosse diventata inutile, desueta. Non c’è paziente al quale venga fatta una diagnosi o prescritto un farmaco che non si informi immediatamente su internet. E’ vero, questo vale forse per qualsiasi aspetto oramai della nostra vita e della conoscenza più in generale, ma tutto questo è un cambiamento molto forte nel rapporto medico paziente, del quale non possiamo non tenere conto.

sabato 23 gennaio 2010

Tra le nuvole

Tra le nuvole è un film commedia tipicamente americano che parla dei “tagliatori di teste”, di coloro, cioè, deputati a licenziare il personale nelle grosse industrie. Implicitamente è un film che parla anche di burn out e di mobbing, ma non solo, ci riporta il clima della psicologia motivazionale che negli Stati Uniti sta avendo un successo clamoroso quanto ignorato dalla psicologia scientifica più accreditata. Basti pensare alla citazione fatta, ad un certo punto del film, dal protagonista, di Anthony Robbins, autodefinitosi formatore motivazionale, dichiaratosi più volte orgogliosamente autodidatta, che ha venduto milioni di copie dei suoi libri in tutto il mondo. Anthony Robbins è il più famoso ed il primo di una pletora di conferenzieri e di trainer motivazionali che stanno trovando una sponda anche in tanti imitatori nostrani. Ma è questa la strada verso la quale si muove l’aiuto psicologico, la psicoterapia… se quello che avviene negli Stati Uniti è destinato ad arrivare a distanza di tempo anche da noi cosa dobbiamo aspettarci, quali cambiamenti dobbiamo aspettarci nel modo di intendere le forme di aiuto psicologico nel loro insieme?

venerdì 22 gennaio 2010

Burn out, Mobbing, Stalking

Perché mettere assieme questi termini?
Forse perché  il loro diffondersi, in questi ultimi anni, è il segno dei cambiamenti della nostra epoca.
La sindrome del Burn out, sebbene conosciuta da molti anni, sta conoscendo una sottovalutata diffusione. Se ne sta parlando in campo medico sempre più spesso, ma quanti operatori in settori tra i più disparati e diversi ne soffrono senza comprenderla, senza riuscire a dare  un nome al proprio disagio psicologico?
Bè, un esempio per tutti: pensate agli accorpamenti delle banche in questi ultimi anni, agli slittamenti, slivellamenti di carriera ai quali molti dipendenti sono stati sottoposti rendendo magari inutili i sacrifici ed il lavoro degli anni precedenti. O ancora, alla Scuola, agli Ospedali, a tante Istituzioni piccole e grandi.
E il mobbing, allora? Quante differenze nel modo di intendere il lavoro e quanti valori sul lavoro sono cambiati, quante contrapposizioni nettissime tra lavoratori sono sorte…
Infine lo stalking,  definizione più recente di un comportamento, per altro conosciuto, ma che trova la sua diffusione nella incapacità dei nostri tempi di tollerare e sopportare le frustrazioni…
E’ vero, stiamo cambiando paradigma, stiamo spostandoci nella post-modernità, ma quanti di noi sono pronti?
E quanto un'aiuto psicoterapeutico può aiutare a cambiare situazioni, equilibri,vissuti....